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THE CURE "Live Hyde Park Londra 07-07-18"
   (2018)


LAURYN HILL "Live Parco della Cittadella Parma 22-06-18"
   (2018)

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recensioni concerti

THE CURE   "Live Mediolanum Forum Milano 01-11-16"
   (2016)

In dirittura d’arrivo, la porzione italiana del tour vede i Cure (ri)suonare al Forum di Assago per due date consecutive. Calendario alla mano, ci ricordiamo che la band di Smith manca dal Forum da quel maggio del 2000, quando gli inglesi erano nel pieno del “Dream tour” e concludevano gli spettacoli non prima delle tre ore. A distanza di sedici anni, i Cure pongono ancora in essere concerti lunghi ed estenuanti, con la differenza che oggi non c’è un album da promuovere e che, rispetto a quella formazione, manca Perry Bamonte, sostituito da Reeves Gabrels. In realtà, chi conosce le vicende di Smith e soci, sa benissimo che gli sconvolgimenti in seno alla band furono molti da quel concerto meneghino; l’allontanamento di Bamonte e O’Donnell; il ritorno di Thompson; il ritorno di O’Donnell, l’addio di Thompson, il subentro di Gabrels. Sì, insomma, se non vi è venuto il mal di testa, possiamo partire con le notizie recenti! Ormai ampiamente rodati, i Twilight Sad sono aspettati dal pubblico dei Cure. Le loro esecuzioni ci entrano perfettamente in testa ed il loro sound diventa, concerto dopo concerto, piacevolmente un po’ più famigliare. Non mancano a conclusione dell’esibizione di ringraziare gli headliner per la grande opportunità offerta. Il momento dei Cure scatta alle 20.30, quando parte la violenza chitarristica di “Open”. Un segnale agli spettatori: oggi l’album che farà la voce grossa sarà decisamente “Wish”, bomba di qualità (ma anche commerciale) targata 1992. Sempre da quell’album, Robert Smith ripesca una “Trust” poco proposta in questo tour ed una brillante “This twilight garden” (bside di “High”), mentre tra le non “Wish” ha una resa perfetta il classicone di “Inbetween days”. Robert Smith, ormai a perfetto agio nel nostro Paese, ci dà prova di quanto si portino avanti i suoi sforzi, rivolgendosi al pubblico con numerosi “Graziii mille”!!! Ancora note positive su Simon Gallup, che conferma in questo tour 2016 un’energia mai vista; look rockabilly con tanto di bananone alla Elvis Presley, maglietta degli Iron Maiden (???), ma soprattutto una palpabile voglia di stare sul palco: generosissimo. Durante il concerto, il leader si prende pochissime pause. Siamo a circa tre quarti di questo lunghissimo world tour, ma gli spettacoli non sembrano risentirne. La voce è ancora pulita e carica d’energia sia nei pezzi più “urlati” (“Push”), sia in quelli in cui è il lato melodico ad essere protagonista (“Lovesong”). La porzione centrale dello spettacolo dopo una sognante “Charlotte sometimes”, una “The hungry ghost” (forse evitabile), si chiude con le liriche profonde ed intense di “End”. Una canzone in cui Robert Smith pare mettersi completamente a nudo di fronte ai suoi fan (“Smettete di amarmi, non sono nulla di tutto questo”). Al primo rientro gli schermi proiettano una candela accesa che piano piano si consumerà del tutto; sta per partire l’inedito “It can never be the same”. Un rock decadente che fa riflettere sul passaggio del tempo (tema sempre caro a Smith) e, molto probabilmente, un ricordo per una cara persona che non c’è più. “Shake dog Shake”, “Burn” ed “A forest”, completano il quadro. Dopo un altro encore dedicato ai muscoli (con “Never enough” e “Wrong number”, praticamente le uniche canzoni in cui Gabrels si sente veramente a suo agio), l’ultimo atto di oggi è, inevitabilmente, quello pop. Da “Hot hot hot” (si poteva scegliere meglio Robert!), attraverso “Friday I’m in love”, “Close to me” e la conclusiva “Why can’t I be you”, si arriva al commiato dopo circa tre ore. Tutto regolare. Tutto molto Cure. (TESTO E FOTO: GIANMARIO MATTACHEO)