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NICK CAVE AND THE BAD SEEDS "Live Piazza Napoleone Lucca 17-07 18 (2a recensione)"
   (2018)


NICK CAVE AND THE BAD SEEDS "Live Piazza Napoleone Lucca 17-07 18 (1a recensione)"
   (2018)

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recensioni concerti

THE CURE   "Live Forum Milano 31-10-92"
   (1992)

Hai 20 anni. Da almeno 5 in casa ascolti quasi, solo ed esclusivamente, i Cure. Chiaro che non potevi essere presente ai primi loro concerti, quando ancora si chiamavano Easy Cure, perché eri troppo occupato ad ascoltare i 45 giri di “Dolce Remi”. Però, da quando hai visto la luce, ti sei messo a studiare tutto il pregresso, e ti sei accorto che non ami solo le cose più semplici e commerciali, ma ti vengono i brividi a sentire “Play for today”, hai cercato di abbordare in spiaggia ascoltando a palla “Three imaginary boys” (stranamente non hai portato a casa niente), e un giorno, in autobus, eri talmente concentrato ad ascoltare nel walkman “Disintegration” che il controllore non ti ha nemmeno chiesto il biglietto per paura di disturbarti. Ecco. Scopri che i Cure saranno in Italia, a Milano: prendi i biglietti con mesi d’anticipo, e hai imparato a memoria “Wish” anche se, forse, preferivi le precedenti malinconie. Ma chissenefrega. Prepari il treno assieme ad un amico universitario, un sardo dai capelli rossi che nel 2008 diventerà console italiano in Turchia (!). Qualche giorno prima del concerto, ti telefona un altro amico, questa volta francese, che li ha appena visti e sentiti a Parigi. “Clamoroso! Sette ore di concerto! ''A forest'' è durata due ore!”. Insomma, sei talmente eccitato che ti presenti davanti al Forum, diciamo, il giorno prima. E passi l’attesa facendoti spennare dai chioschi dove vendono magliette e felpe, forse anche preservativi che nel momento dell’estrema gioia si mettono a suonare “Hot hot hot!”. Poi entri. Entri, ascolti tali Cranes pensando che sarebbero potuti essere anche i Beatles riformatisi e risorti da sparatorie, ma non ci avresti fatto caso. E poi, finalmente, eccoli. Robert, Simon, e i suoi compagni. Forse non impazzisci davanti a gente che poga troppo per le tue idee, specie canzoni che non sembrano fatte apposta per pogare. Ma non te ne frega niente: hai 20 anni, e sei pronto a passare le prossime sette ore assieme a Loro. Anche se... anche se la scaletta è un po’ tirata via. Anche se “A forest” non dura centoventi minuti, ma sembra una versione demo da 30 secondi o poco più. Anche se, ad un certo punto, sarà passata un’ora e poco più, i tuo idoli salutano e se ne vanno. Insomma, ti senti un pochino preso in giro. Poi scopri, poco dopo, che il bassista, Simon Gallup, era ammalato, aveva la pleurite. Poverino, pensi, ma che sfiga, poi, proprio quando c’ero io… Poi, anni e anni dopo, scoprirai che la pleurite non era proprio pleurite, e che comunque sia era figlia di stravizi, al punto che pochi giorni dopo Robert lo ha messo su un aereo, direzione casa, dicendogli “fatti curare, amico mio”. E allora, il tuo ricordo per quel concerto resta, come dire, alterno e ondivago. Al punto che diventerai piano piano un concertofobo, al punto che i Cure verranno a suonare, 24 anni dopo, praticamente sotto casa tua, ma tu preferirai passarci accanto, comprare una mensola all’adiacente Ikea, e tornare ad ascoltarli nella tua cameretta, che condividerai con una erede dai dubbi gusti musicali. Leggerai su Facebook (capirai cos’è, capirai) che hanno suonato per sette ore, che “A forest” è durata due ore, e che hanno proposto anche delle b-sides che solo tu pensavi di conoscere. E continuerai a chiederti perché, Simon Gallup, ti fece questo scherzo. (Enrico Faggiano)