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LOREDANA BERTE' "Live Teatro Politeama Catanzaro 20-09-18"
   (2018)


PUBLIC IMAGE LTD. "Live Rocca Malatestiana Cesena 29-07-18"
   (2018)

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recensioni concerti

ROGER WATERS   "Live Unipol Arena Casalecchio di Reno 21-04-18"
   (2018)

Andando a vedere quella leggenda vivente di Roger Waters, quel che ti aspetti è di ascoltare esclusivamente la sua produzione solista. Invece, già il nome del tour "Us and them" fa presagire un ibrido tra il suo percorso personale e quello storico dei Pink Floyd. Che, se per l'aspetto musicale, eseguire certi classici ormai si tratta di una celebrazione museale (seppur mai nostalgica), alcune tematiche sono eternamente attuali, soprattutto quelle di "Animals". Come sempre, la scenografia non è solo una decorazione, ma parte integrante dello spettacolo. Sapendo le posizioni politiche esplicite di Waters, e dove va a parare il suo ultimo lavoro "Is this the life we really want?", crea tensione la lunga attesa iniziale di fronte alla proiezione di una ragazza di spalle, seduta a guardare il mare. La ragazza fa piccoli movimenti, ma non succede mai nulla, se non piccole variazioni di ombre. Per almeno un quarto d'ora. E in quel mare si proiettano le inquietudini dell'attualità, ovviamente a proposito dei migranti, ma anche i fischi del pubblico in febbrile attesa. Quando i rumori di "Speak to me" iniziano a farsi sentire, il cielo nel video diventa rosso, mare e ragazza vengono inghiottiti dalla luna che dà il via alla musica di "Breathe" e al visual. In pratica, il concetto del concerto è un'estensione di "The dark side of the moon" all'interno del quale si fa contenere il resto. Infatti poi alla fine lo spettacolo viene concluso da "Brain damage / Eclipse", salvo poi fare i ringraziamenti e due "bis" programmati, ovvero "Mother" (dove alla domanda cantata "Should I trust the government?" compare sullo schermo la risposta "COL CAZZO") e "Comfortably Numb", con l'assolo più venerato della storia del rock. Ecco, a proposito della chitarra. Tra i musicisti, bravissimi, c'è Dave Kilminster nell'impossibile ruolo di David Gilmour, del quale ripete rispettosamente ogni singola nota, mimandone anche lo stile; i più puristi dietro di me commentano acidamente dopo aver sentito la ritmica di "Another brick in the wall". Eh, ma non si può imitare uno così, è inutile fare i reazionari! Soprattutto ad un concerto di Waters, che prima di salutarci indossa la bandiera della Palestina. Al momento di "Dogs" e soprattutto di "Pigs" si proiettano innumerevoli immagini di Trump: la sua testa su un corpo di maiale, truccato da donna, che tiene in mano un pene gigante... ed infine la scritta che in tanti aspettano, "Trump is a pig", che invece non arriva, ma al posto suo: "Trump è un maiale", così tutti capiscono. E' divertente, uscendo a fine concerto, sentire che persone diverse in punti diversi dell'Unipol Arena, dicono la stessa cosa: "Pensa alla gente di destra che è venuta qui pagando il biglietto in tribuna e si è fatta insultare!". La musica resta comunque l'elemento più importante, per fortuna. "Déjà vu", "Picture that", "The last refugee" e "Smell the roses" sono gli unici pezzi dell'ultimo album suonati; per tutto il resto, funziona ancora galvanizzare il pubblico con "One of these days" ed emozionarlo con "The great gig in the sky", dove, al posto di Clare Torry o del trio dei live di "Pulse", ci sono Jess Wolf e Holy Laessig, delizioso duo vocale che proviene dai Lucius. Scelta saggia, piuttosto che voler assomigliare a tutti i costi all'originale, le due cantanti con lo stesso caschetto biondo platino preferiscono fare quel che riesce loro meglio: armonizzare tra di loro, con esito diverso da quello che conosciamo, ma non meno efficace. Il bellissimo sorriso di una delle due tradisce per un istante la consapevolezza di star facendo un ottimo lavoro. Anche se nel tirarsela Roger non lo batte nessuno, chiamando a sé gli applausi a tutti i costi, bevendo spumante durante "Dogs". Coincidenza simpatica: tra poco è il 25 aprile, e i bambini sul palco durante "Another brick in the wall", vestiti come i prigionieri arancioni di Guantanamo, togliendosi la tuta rivelano la scritta sul petto "RESIST". Questo è il vero leit motiv diffuso in tutto il concerto: tra le proiezioni anti Trump compaiono varie scritte che parodiano l'iPhone (come iProfit), ma l'ultima è iResist. E se il concetto non fosse abbastanza chiaro, durante l'assolo finale di ''Comfortably Numb'' scendono i coriandoli dal soffitto, che altro non sono che biglietti con scritto ancora una volta "RESIST". Ne catturo uno e me lo tengo nel portafoglio, visto che Waters ci tiene così tanto. (Gilberto Ongaro)