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NICK CAVE AND THE BAD SEEDS "Live Piazza Napoleone Lucca 17-07 18 (2a recensione)"
   (2018)


NICK CAVE AND THE BAD SEEDS "Live Piazza Napoleone Lucca 17-07 18 (1a recensione)"
   (2018)

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recensioni concerti

RED HOT CHILI PEPPERS   "Live Datch Forum Milano 30-11-2006"
   (2006)

30 Novembre 2006, ore 21,10. John Frusciante, testa rasata e camicia a quadrettoni, sale sul palco del DatchForum. Da quel momento inizia il viaggio a ritroso attraverso la storia di una delle band più famose e discusse degli ultimi decenni. Fortunatamente, dopo gli ultimi anni in cui i quattro si limitavano a suonare il loro repertorio recente, ignorando quasi completamente gli ottimi brani che avevano segnato la prima parte dalla loro carriera, i Red Hot Chili Peppers tornano a picchiare forte. Infatti, da "By The Way" e "Californication" sentiamo solo il meglio. Forse la band ha capito che “The Zephir Song” o “Otherside” fatte ad un concerto hanno poco da dire ed Anthony fatica a ricreare la magia di certi pezzi comunque molto buoni. Questo discorso si ripete anche per l’ultimo “Stadium Arcadium”, dal quale vengono tratte “Warlocks”, “Charlie” e “Readymade”, che nella veste live mostrano il loro lato migliore e più coinvolgente. Naturalmente non mancano “Dani California” e “Snow”, ma non va tralasciato il fatto che il singolo “Tell Me Baby” non sia stato eseguito; decisione impensabile fino ad un paio d’anni fa. Le canzoni dell’ultimo disco sono forse quelle che si prestano meglio alla nuova attitudine del gruppo e vengono suonate con una veemenza del tutto nuova. Questo succede anche con “By The Way” e “Don’t Forget Me”, davvero potenti, con il basso urticante di Flea in primo piano. La prima in particolare, è forse la canzone che ha coinvolto di più il pubblico; d’altronde è perfetta per i concerti. Ciò a cui assistiamo in poche parole è una scarica di energia come non la si sentiva da tempo. Frusciante è in forma smagliante, parte con un intro coinvolgente e lungo tutto il concerto regala riff acidi ed assoli a non finire; i più memorabili forse sono quelli di “Parallel Universe” e “Wet Sand”. È John che manovra il gioco; non appena decide di voler suonare in un certo modo, la band lo segue senza esitazioni perché lui è il cuore, il nucleo creativo del gruppo. Questo fatto si può notare anche nell’ultimo disco, molto diverso per approccio al suo predecessore. La leadership del chitarrista, sempre e comunque umile e divertente, è supportata da una sezione ritmica coi fiocchi. Chad Smith, oltre a divertire con i suoi giochetti e la gag nella quale indossa la maglia di Materazzi, crea un volume di suono molto grande, sempre con potenza e precisione. Flea è davvero eccitato, il suo basso granitico esplode in “Higher Ground”, momento di grande intensità per i fan di vecchia data; ma resta sempre eccellente anche nei passaggi meno infuocati. Il tasto dolente arriva con la voce di Anthony Kiedis; il ragazzo è migliorato, anche non poco, ma in alcune canzoni come “Can’t Stop” si sente che avrebbe potuto fare meglio. Anche perché in “Dani California” sbaglia pure le parole. Ma questo è un problema di vecchia data. Altro dato positivo è la ripresa di pezzi storici come “Higher Ground”, “Funky Monks”, “Me & My Friends” e soprattutto nel finale, “Sir Psycho Sexy” (come da richiesta dei fan) e “They’re Red Hot”. Finalmente il gruppo dà il giusto valore a quanto fatto in passato. Dopo la scarica iniziale arrivano alcuni momenti tranquilli con “Snow”, “Californication” e “Under the Bridge”. Momenti più soffusi ma tutt’altro che sonnolenti. Il ritmo incessante del signor Smith è sempre presente. Insomma, forse i Red Hot Chili Peppers, sono un gruppo che ormai sopravvive, ma vedendo concerti come quello del 30 novembre ci si convince che non sia così. Le good vibrations sono troppo imponenti per pensare che siamo di fronte a dei quarantenni. Ciò che percepisco è una voglia ancora ardente di fare rock, di scatenarsi e regalare sorrisi. Ed una cosa è certa: il 30 Novembre 2006, al Datchforum di Assago, verso le 23, non c’era una persona che non sorridesse. Pensando a questo, tutto il resto è dimenticato e viene a galla finalmente lo scopo di una rock band come i Red Hot: REGALARE GIOIA. (Fabio Busi)