Sono presenti 364 recensioni concerti.


DIK DIK "Live Piazza Campora Alessandria 23-08-26"
   (2026)


THE CURE "Live Toyenparken Oslo 12-08-26"
   (2026)

tutte recensioni concerti


recensioni concerti

DIK DIK   "Live Piazza Campora Alessandria 23-08-26"
   (2026)

E questa come la spieghi a chi ti guarda sbigottito dopo che sei tornato da un concerto (da quel concerto) lontano più di 2200 chilometri dalla porta di casa tua e ti prepari per andare a vedere uno dei più datati gruppi italiani degli anni ’60?

Il “Ma vai davvero?” di tua moglie la dice piuttosto lunga, e se a quell’espressione segue “Non ci credo”, inizio a sentirmi un eroe, forse più ancora di quel recente spettacolo a Oslo.

In effetti, collaborare da tempo con Music Map mi spinge a questo e posso solo immaginare le mani sulla testa del direttore Andrea Rossi nel leggere il presente report... (per niente, n.d.D.)

Ebbene, non i sopraccitati 2200 chilometri, ma 220 metri, rappresentano il medio/lungo tragitto (ma poi tutto è relativo) per arrivare alla location.

Venue che è una delle piazze di un quartiere di Alessandria piuttosto vivo nell’organizzare serate di festa. E chi si aspettava di trovare in via Nenni una trentina di spettatori, rimane deluso. Già dalle 21.00 tutte le sedie risultano occupate e altrettante persone sono in piedi in attesa dei Dik Dik.

Il pubblico è come te lo aspetti; forse il più anziano in termini di età, a che mi sia dato di assistere, tanto da farmi sentire (incredibilmente) un novellino. Tuttavia, l’anagrafe rimarrà l’unico aspetto a mio favore, risultando, il sottoscritto, il più logoro e stanco al termine dell’esibizione.

Ma veniamo ai Dik Dik. Si presentano con quell’approccio di chi c’era quando voi non eravate nei pensieri dei vostri genitori e, infatti, tra un brano e l’altro, raccontano aneddoti di tempi passati (forse anche per rifiatare un po’). È un sincero pacifismo quello che il gruppo vuole trasmettere, nella delusione per un mondo che da quelle manifestazione degli anni ’60 pare non avere capito nulla.

Quando introducono “Sognando la California” (cover dei Mamas & the Papas), confessano come quel singolo fu la canzone che li fece diventare professionisti, trasformando la musica in un lavoro a tempo pieno.

Lallo (Giancarlo Sbriziolo) si scusa con il pubblico per sedersi di tanto in tanto a causa di un forte dolore alla schiena, mentre Pietruccio (Pietro Montalbetti), l’altro membro fondatore, ha il ruolo di primo narratore tra una canzone e l’altra.

“Come passa il tempo” (si cita Vandelli), “Senza luce” (cover dei Procul Harum, in primo piano le tastiere di Mauro Gazzola) e “Help me” sono titoli tra i più celebri del repertorio, poi con “Il primo giorno di primavera” si permettono di canzonare il pubblico, in difficoltà sul rispondere alla domanda su quando inizia l’equinozio.

Il pubblico alessandrino non è gelido e forse aiuta il fatto che il quartiere Cristo è storicamente quello decisamente più “ruspante” in città, così da tradurre il tutto in cori, partecipazione e battiti di mani.

Inutile dire che è “l’Isola di Wight” il pezzo icona del gruppo. E sì, mi ricordo quel concerto che vidi su quell’isola, quando ci suonarono i Cure anni fa, ma qui Lallo e Pietruccio non fanno riferimento a Robert Smith, ma a Hendrix, Joplin, Dylan e compagnia cantante, citati come omaggio.

Poi torno a casa trionfante, quasi come aver percorso 2200 chilometri. (TESTO E FOTO: GIANMARIO MATTACHEO)