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BABA SISSOKO "Live Nadir Padova 08-11-18"
   (2018)


SERGIO CAMMARIERE "Live Teatro Politeama Catanzaro 27-10-18"
   (2018)

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recensioni concerti

NINE INCH NAILS   "Live Alcatraz Milano 01-04-2007"
   (2007)

Trent Reznor, genio manipolatore di sfumature sonore, è tornato finalmente in Italia per il “With teeth Tour”, approfittandone per presentare un paio di brani di “Year Zero”, il nuovo album in uscita fra pochi giorni. Quello a cui assisto è un concerto carico di suoni sintetici, mischiati egregiamente da un muro di chitarre, basso e batteria veramente devastanti. Il talent scout di Manson è accompagnato da un super combo di musicisti: Josh Freese alla batteria (Vandals, A Perfect Circle, Offspring, Evanescence, Guns’n Roses, Sting, Chris Cornell), Aaron North alla chitarra, il Nostro Alessandro Cortini alle tastiere (Reznor lo ha presentato in italiano così: “Silenzio in Sala per il maestro Cortini”, il quale ha dato prova del suo talento eseguendo 30 secondi di classica) e Jeordie ”Twiggy Ramirez” White al basso (Marilyn Manson, A Perfect Circle). Non appena parte "Wish", il pogo regna sovrano all’Alcatraz, nonostante l’entourage della band avesse tappezzato il locale di cartelli che chiedevano esplicitamente di non farlo. La formazione ha influenzato sicuramente la scelta della scaletta, facendo emergere una dura battaglia Uomo/Macchina per tutto il live. Il concerto è inarrestabile per 1 ora e mezza (sigh!), mai una pausa, il leader dei NIN parla pochissimo, limitandosi solo a ringraziare tra un brano e l'altro. Poco spazio è stato lasciato per i brani di “With Teeth” ("The line begins to blur", "Love is not enough", "Home" e "You know what you are?"). Accanto ai grandi classici del gruppo ("Terrible lie", "Closer", "March of the Pigs", "Gave up", "The Fragile"), sono stati suonati anche brani meno noti come "Suck" (ghost-track di 'Broken', non una novità per chi li ha già visti dal vivo). Il gruppo era “veramente” un gruppo: Jeordie White in stato di catarsi ha suonato il basso in modo divino (?), mentre Aaron North recitava la parte del folletto che salta da una parte all’altra del palco contorcendosi senza sosta con la sua sei corde; il migliore è stato Josh Freese, musicista semplice ma preciso e pulito nel suono. Dopo una toccante esecuzione di "The day the world went away", il gruppo lascia il palco a Reznor che con il solo piano ci dà una sublime versione di "Hurt". Se la malinconia di questa canzone aveva commosso molti dei presenti, i successivi due brani hanno riportato la “rabbia” a livelli altissimi: la chiusura infatti è stata lasciata a "Starfuckers, inc." e "Head like a hole", che rendono stracontenta la massa dell’Alcatraz. Avevo già assistito ad un concerto dei Nine Inch Nails, nel 1999, ma devo ammettere senza indugi che la band ha migliorato notevolmente l’approccio con il palco e con il proprio pubblico. Unica nota stonata: non avere potuto intervistare il gruppo. Altri giornalisti di “grandi testate” hanno avuto la meglio, avendo il privilegio di occupare la sala conferenze a discapito di noi “pesciolini”, gli unici a godersi appieno il concerto mentre i “professionisti” se ne stavano al bancone bar con i tappi nelle orecchie. (Matteo Preabianca)