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LOREDANA BERTE' "Live Teatro Politeama Catanzaro 20-09-18"
   (2018)


PUBLIC IMAGE LTD. "Live Rocca Malatestiana Cesena 29-07-18"
   (2018)

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recensioni concerti

EUROPE   "Live Alcatraz Milano 04-11-2004"
   (2004)

Eccomi finalmente, dopo vent'anni dalla prima volta che li ascoltai, alla presenza dei "cinque pupazzi" che a mio giudizio (ma non solo) tradirono le buone premesse d'inizio carriera e decisero di vendersi al muzic biznes divenendo di fatto per l'Europa quello che negli States proprio in quel periodo furono i Bon Jovi (poi scambiandosi con loro i ruoli attraverso l'oceano qualche tempo dopo). L'Alcatraz e' pieno in ogni ordine di posti, un casino di ex-ragazze della prima ora che, mollati i figli a casa, tornano a cercare scampoli della loro giovinezza a rendere tributo ai loro idoli del tempo; ma anche un sacco di ragazzine e di fan maschi d'ogni grado, eta' e militanza (dai vecchi metallari che sono riuscito a riconoscere anche se cercavano di mescolarsi tra la folla, ai poser con le magliette dei Blind Guardian). Il concerto comincia con "Got To Have Faith", brano d'apertura del granitico album della reunion, e poi e' tutta una sequenza di pezzi nuovi e vecchi, sia dei primi due ottimi lavori, sia del periodo del tradimento, sia del nuovo "Star From The Dark", mescolati tra loro senza farsi problemi di scarsa omogeneita', visto che tutti quanti sono pezzi che vanno dal molto bello al piu' che ascoltabile, senza alcun brano "pacco". Il tripudio della folla, e il godimento del sottoscritto (che quella sera ha tradito i Saxon che suonavano a Trezzo d'Adda) e' alle stelle. La band e' affiatatissima e spacca di brutto. Sia i pezzi nuovi sia i vecchi sono eseguiti con cattiveria e durezza assurde. John Norum e' sublime chitarrista della vecchia guardia, semidio degli anni '80 ispirato dai mostri sacri Page, Blackmore, Schenker, Moore, i cui fantasmi egli evoca con un tocco magnifico e un groove da groppo alla gola in molti momenti della serata. In ispecie Gary Moore e' forse il chitarrista che piu' ho ritrovato nelle note di Norum nel corso di molti brani. Del resto i Thin Lizzy erano tra le grandi band ispiratrici del primo periodo Europe, quasi dei numi tutelari del tempo. Joey Tempest si rivela grande frontman e voce ancora in stato di grazia, pur con qualche limite dovuto all'eta'. In particolare nei pezzi piu' vicini a Zeppelin o Whitesnake, la voce del cantante metal piu' plasticoso degli anni '80 stupisce per feeling e calore, si sente che non e' sul palco solo per i soldi della reunion ma ci crede veramente, stupito e coinvolto dal tripudio della folla che lo osanna e gli rende omaggio. Un ottimo frontman, tra l'altro autore della quasi totalita' dei pezzi eseguiti in serata (e il ruolo di compositore di canzoni di Joey e' da molti ingiustamente sottovalutato), che si muove sul palco con grande confidenza e ottimo feeling con il pubblico femminile che lo adora. Molto bravi gli altri tre membri storici della band, soprattuto la sezione ritmica che ci da' dentro come calci in culo: durissimi, pesanti, spietati. E non parlo solo dei numerosi pezzi presi dal nuovo lavoro, che sono massicci come panettoni di granito, ma anche le canzoni del passato e soprattutto quelle dall'"album del tradimento" ("The Final Countdown") vengono presentate si' fedeli alle versioni originali che li resero popolari al tempo, ma anche arricchite della medesima durezza che gli Europe hanno trovato dentro di se' in questa nuova venuta. Una sopresa veramente. Mi sono dovuto ricredere su questo gruppo gia' dopo pochi minuti dall'inizio dello show. Non una sbavatura, mai un cedimento, dai pezzi piu' picchiati, alla melensa "Carrie" suonata dal solo Tempest in versione acustica col pubblico a cantare a squarciagola (not me! io l'ho sempre odiata!!!), alla conclusiva "The Final Countdown" (questa, dannazione, son riusciti a farla cantare anche a me) eseguita alla perfezione con un pubblico in delirio in adorazione dei beniamini del passato. Niente da dire. Cosi' come sono stato sorpreso nell'ascoltare e riascoltare il nuovo lavoro, allo stesso modo sono stato preso in contropiede da questa prova dal vivo. Non mi aspettavo una band, che ritenevo di plastica, a questi livelli. Piu' che metal, hanno suonato un hard rock durissimo, pesantissimo in alcuni momenti, che mi ha fatto venire in mente le mazzate del secondo lavoro dei Led Zeppelin (tanto per rendere l'idea), mescolato a parti morbide, talvolta ruffiane, e a stacchi di metal moderno e tagliente, senza soluzione di continuita' o di perdita d'amalgama. Fusione perfetta tra i cinque, sinergia totale col pubblico. Cosa chiedere di piu'? E ora li aspetto a marzo per il tour vero e proprio. I cinque pupazzi sono tornati. Ma sono diventati umani, maturi e incazzati. (Mork)